Contrasto al cyberbullismo

Nel caso in cui un alunno del Liceo ritenga di essere stato fatto oggetto di atti di cyberbullismo (o bullismo tradizionale), invitiamo anzitutto a segnalare l'accaduto a un docente, al coordinatore di classe, allo sportello di ascolto o a procedere a segnalazione all'Ufficio di Dirigenza.

Di seguito forniamo comunque informazioni per chi desideri invece procedere autonomamente.

 

Dal sito del Garante per la protezione dei dati personali:

Cyberbullismo

Scaricabile il modulo per la segnalazione al Garante:

 

Dal sito della Polizia Postale:

«La Legge 29 maggio 2017 nr. 71 – “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto al fenomeno del cyberbullismo”, - (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/06/03/17G00085/sg) - entrata in vigore il 18 giugno 2017, ha introdotto nuove forme di tutela degli adolescenti colpiti da tale fenomeno. In particolare la Legge prevede, tra le maggiori novità:

INFORMATIVA ALLE FAMIGLIE: salvo che il fatto costituisca reato, il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo ne informa tempestivamente i soggetti esercenti la responsabilita' genitoriale ovvero i tutori dei minori coinvolti e attiva adeguate azioni di carattere educativo.

AMMONIMENTO: fino a quando non è presentata querela per taluno dei reati cui agli artt. 594 (Ingiuria), 595 (Diffamazione) e 612 (Minaccia) del Codice Penale e all’art. 167 del Codice per la protezione dei dati personali, di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, commessi, mediante la rete internet, da minorenni di eta' superiore agli anni quattordici nei confronti di altro minorenne, e' applicabile la procedura di ammonimento di cui all'articolo 8, commi 1 e 2, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

OSCURAMENTO: il minore che abbia compiuto almeno 14 anni e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, possono inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l'interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.»

 

Dalla pagina web Cyberbullismo, denunciare si può. Ecco cosa fare:

«In Italia, il cyberbullismo, non è ancora configurato con un reato autonomo, ma sia il codice penale che il codice civile permettono di punire il cyberbullo, anche se minorenne. (...)

Ecco come e quale reati, riconducibili al cyberbullismo, è possibile denunciare, spiegati dall’avvocato Bognanni:

CALUNNIA
Art. 368 c.p. 
Chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni.
Comma 2 La pena è aumentata se s’incolpa taluno di un reato per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave.
Comma 3 La reclusione è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo; e si applica la pena dell’ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla pena di morte.
Interesse protetto Tradizionalmente il delitto di calunnia si configura come plurioffensivo Bene giuridico tutelato è, a un tempo, sia la corretta amministrazione della giustizia, sia l’onore, ed eventualmente la libertà personale, del falsamente incolpato.
Procedibilità:  D’ufficio

SOSTITUZIONE DI PERSONA
Art. 494 
Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno. 
Interesse protetto Quanto all’oggetto giuridico interessato dalla norma, la Suprema Corte ha affermato che “Oggetto della tutela penale, in relazione al delitto preveduto nell’articolo 494 c.p., è l’interesse riguardante la pubblica fede, in quanto questa può essere sorpresa da inganni relativi alla vera essenza di una persona o alla sua identità o ai suoi attributi sociali. E siccome si tratta di inganni che possono superare la ristretta cerchia d’un determinato destinatario, così il legislatore ha ravvisato in essi una costante insidia alla fede pubblica, e non soltanto alla fede privata e alla tutela civilistica del diritto al nome” (Cass. Pen., n. 46674/2007).
Procedibilità: D’ufficio 

INGIURIA (Abrogato e qualificato come illecito civile d.lgs. 7 del 15/01/2016)
Art. 594 c.p. 
Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino ad euro 516.
Comma 2 Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
Comma 3 La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa fino ad euro 1.032, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Comma 4  Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in  presenza di più persone.
Interesse protetto La norma penale in questione protegge il bene giuridico dell’onore, inteso come insieme dei valori originari propri della persona, contro uno specifico tipo di aggressione; viene punito l’attacco diretto alla dignità sociale che cade sotto la percezione della persona offesa.
Procedibilità: A querela di parte (entro 90 giorni)
Se il fatto è commesso da minore la pena è ridotta fino ad un terzo (art.65 c.p.); trattandosi di un reato per il quale la legge stabilisce una pena restrittiva della libertà personale non superiore nel massimo a due anni, può essere concesso il perdono giudiziale (art. 169 c.p.); se commesso da minore ritenuto socialmente pericoloso, il giudice, tenuto conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui è vissuto, ordina che questi sia ricoverato nel riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata (artt. 224 commi 1 e 3).

DIFFAMAZIONE
Art. 595 c.p. 
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
Comma 2 Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
Comma 3 Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.
Comma 4  Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.
Interesse tutelato Oggetto giuridico tutelato da questa norma è la reputazione personale intesa come il giudizio o la stima di cui l’individuo gode nell’ambiente sociale. Va precisato che la Cassazione ritiene che l’offesa alla reputazione non è circoscritta al solo ambito personale, ma può consistere nell’aggressione alla sfera del decoro professionale (Cass. Pen., n. 5945/1982).
Procedibilità: A querela di parte (entro 90 giorni)

VIOLENZA PRIVATA
Art. 610 c.p. Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.
Interesse tutelato Osserva la giurisprudenza che il delitto di violenza privata tende a garantire la libertà psichica dell’individuo, realizzandosi quando l’agente, con il suo comportamento violento e intimidatorio, eserciti una coartazione, diretta o indiretta, sulla libertà di volere o di agire del soggetto passivo, in modo da costringerlo a una certa azione, tolleranza od omissione.
Procedibilità: D’ufficio

ATTI PERSECUTORI – STALKING
Art. 612 bis c.p. 
 Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
Comma 2 La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
Comma 3 La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5/2/1992 n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
Interesse protetto Il bene giuridico tutelato dalla norma in esame si ravvisa, in primo luogo, nella libertà morale, ovvero nella libertà di autodeterminazione dell’individuo. Inoltre, tale condotta delittuosa potrebbe ledere, una volta realizzatasi, la salute della vittima. In tale ipotesi, il bene protetto potrebbe essere individuato nella tutela della incolumità individuale. Pertanto, l’illecito de quo deve essere considerato un reato essenzialmente plurioffensivo.
Procedibilità: A querela di parte (entro 180 giorni). Si procede d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5/2/1992 n. 104, nonché quando il fatto è commesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio
Ammonimento del Questore Fino a quando non è proposta la querela, per il reato di cui all’art.612 bis c.p., la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta ai sensi dellart. 8 del D.L. 23 febbraio 2009 n°11. Il questore, assunte le informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate sui fatti, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento. Lo invita, quindi, a tenere una condotta conforme alla legge e redige processo verbale. Si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito e la pena per il delitto di stalking è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito.
Se il fatto è commesso da minore la pena è ridotta fino ad un terzo (art. 65 c.p.); se commesso da minore ritenuto socialmente pericoloso, il giudice, tenuto conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui è vissuto, ordina che questi sia ricoverato nel riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata (artt. 224 commi 1 e 3); in caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a un anno, può essere ordinata la libertà vigilata (art. 229 c.p.).
Se il fatto è commesso a danno di un minore la pena è aumentata fino alla metà.

ESTORSIONE
Art. 629 c.p. Chiunque, mediante violenza o minaccia , costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000.
Interesse protetto Si tratta di un reato comune, poiché può essere commesso da chiunque, e plurioffensivo poiché, pur essendo classificato tra i delitti contro il patrimonio, lede altresì l’interesse personale all’autodeterminazione e all’integrità fisica del soggetto passivo.
Procedibilità: D’ufficio

 FRODE INFORMATICA
Art. 640 ter c.p. 
Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 51 a € 1,032.
Comma 2 La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da € 309 a € 1.549 se ricorre una delle circostanze previste dal numero 1 del secondo comma dell’articolo 640, ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema.
Comma 3 La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 600 a euro 3000 se il fatto è commesso con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze di cui al secondo comma o un’altra circostanza aggravante.
Interesse protetto Si osserva che la stessa rubrica dell’art. 640 ter,, nel fare un riferimento esplicito alla frode, evidenzia un collegamento con la fattispecie della truffa il cui oggetto di tutela è, indubbiamente, il patrimonio. Degno di nota è, inoltre, l’orientamento in base al quale la fattispecie di cui all’art. 640 ter c.p. è posta a tutela di beni giuridici ulteriori rispetto al patrimonio, quali, in particolare, l’interesse alla riservatezza nel legittimo utilizzo dei sistemi informatici e telematici nonché l’interesse al regolare funzionamento del sistema.
Procedibilità: A querela di parte (entro 90 giorni), salvo che ricorra una delle circostanze previste dal secondo e terzo comma o un’altra circostanza aggravante
Se il fatto è commesso da minore la pena è ridotta fino ad un terzo (art. 65 c.p.); se commesso da minore ritenuto socialmente pericoloso, il giudice, tenuto conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui è vissuto, ordina che questi sia ricoverato nel riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata (artt. 224 commi 1 e 3); in caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a un anno, può essere ordinata la libertà vigilata (art. 229 c.p.).

 MOLESTIA O DISTURBO ALLE PERSONE
Art. 660 c.p.
 Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono,  per petulanza o per altro biasimevole motivo , reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a fino ad euro 516.
Interesse protetto In tema di molestia o disturbo alle persone, la norma dell’art. 660 c.p. mira a prevenire il turbamento della pubblica tranquillità attuato mediante l’offesa alla quiete.
Procedibilità: A querela di parte (entro 90 giorni).
Se il fatto è commesso da minore la pena è ridotta fino ad un terzo (art. 65 c.p.); trattandosi di un reato per il quale la legge stabilisce una pena restrittiva della libertà personale non superiore nel massimo a due anni, può essere concesso il perdono giudiziale (art. 169 c.p.); se commesso da minore ritenuto socialmente pericoloso, il giudice, tenuto conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui è vissuto, ordina che questi sia ricoverato nel riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata (artt. 224 commi 1 e 3).»